NEWSLETTER DELLA SEZIONE MONITORAGGIO AMBIENTALE N° 01/2004

 
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> Dalla Capitaneria di S. Benedetto del Tronto
IL PROTOCOLLO DEL PORTO ECOLOGICO

Intorno al porto agiscono e si confrontano tutti gli “attori” del settore: armatori, equipaggi, spedizionieri, trasportatori, piloti, aziende di servizi, cabotaggio, pesca, diporto, ecc. Ma questa infrastruttura è anche il luogo dove si concentrano gli scarti e i residui di tutte queste attività, in particolare i rifiuti speciali prodotti dalle navi, ma anche dalle imbarcazioni. Liquidi di lavaggio delle sentine, oli esausti, filtri olio, batterie esauste, rifiuti alimentari, sanitari, plastica, residui del carico e quant’altro.

La difficoltà di gestione dei rifiuti portuali nasce da una certa complessità normativa, con prescrizioni spesso disomogenee nei contenuti, di difficile applicazione, succedutesi senza ordine nel tempo. Il Decreto Legislativo Ronchi, rimasto per molto tempo lettera morta, ad esempio, pur prevedendo l’organizzazione del servizio di raccolta portuale, ne rinviava indistintamente la responsabilità sia all’autorità portuale che a quella marittima, con evidenti difficoltà e sovrapposizioni. Poi ci sono questioni più strettamente pratiche. I piccoli produttori di rifiuti, come i pescatori professionali e, ancor di più, i diportisti, incontrano non poche difficoltà nell’adempiere alle onerose procedure burocratiche. L’antieconomicità del ritiro di rifiuti poco consistenti innesca un circolo vizioso che comporta l’autoassoluzione all’abbandono dello stesso, facilitata dalla oggettiva difficoltà di procedere a contestazione ed addebito nel caso di rinvenimento da parte degli organi di vigilanza.
Il decreto legislativo n. 182 del 24 giugno 2003, di attuazione alla Direttiva comunitaria 2000/59/CE, regola la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti delle navi e prevede sanzioni per chi si sbarazza di un "carico scomodo" gettandolo in mare. L’articolo 2, al punto g), specifica che, oltre i pescherecci, le nuove norme riguardano le imbarcazioni da diporto “di qualunque tipo a prescindere dal mezzo di propulsione”. Le norme si applicano, a prescindere dalla loro bandiera, a tutti i mezzi “che fanno scalo o che operano in un porto dello Stato (ad esclusione delle navi militari da guerra ed ausiliarie o di altre navi possedute o gestite dallo Stato impiegate solo per servizi non commerciali) e prevede che il comandante debba notificare all'autorità marittima tutte le informazioni sui rifiuti da conferire in porto, che questa debba controllare che i suddetti rifiuti siano correttamente conferiti, salvo impedire che l’imbarcazione salpi con i rifiuti ancora a bordo se il comandante non è in grado di dimostrare che li scaricherà nel porto successivo. E’ appena il caso di ricordare che in caso di inosservanza navi e imbarcazioni vanno incontro a multe salate.
Per cercare di risolvere questo tipo di problemi, dalla fine del 2001 la Capitaneria di Porto di S. Benedetto del Tronto ha promosso un tavolo di confronto fra le parti interessate, Regione Marche, Provincia di Ascoli Piceno, Comune, la SPA che gestisce la raccolta rifiuti sul territorio, i consorzi nazionali per gli oli usati, gli armatori, i pescatori, le associazioni nautiche. Il lavoro ha prodotto uno studio di fattibilità per l’attuazione delle disposizioni previste dal Decreto Legislativo 22/97, con la previsione dei compiti e delle responsabilità per ciascun settore. Il testo dell’accordo di programma che ne è scaturito è a disposizione di tutti gli interessati al sito www.sanbenedettodeltronto.it .
In sintesi l’accordo prevede questo. La Capitaneria è responsabile dell’organizzazione del servizio, dell’individuazione e della collocazione delle attrezzature necessarie, della regolamentazione degli orari e dei criteri di funzionamento, dell’individuazione delle tariffe, della divulgazione dell’esistenza del servizio presso le categorie interessate.
Il Comune di S. Benedetto, tramite una delibera di assunzione dell’accordo di programma, prende in custodia le attrezzature ed effettua, direttamente o indirettamente, il servizio di raccolta e smaltimento, incluso l’espletamento di tutte le formalità burocratiche richieste dalla legge. Provincia e Regione, tramite adozione di idonee delibere, si impegnano a fornire tutte le autorizzazioni eventualmente di loro competenza per la realizzazione del programma. I fruitori del servizio, armatori, organizzazioni della pesca, circoli nautici, associazioni diportistiche, sono coinvolti nella definizione del servizio e dei suoi costi. I consorzi COOU e COBAT (raccolta di oli esausti e batterie), previa ordinanza della Capitaneria, forniscono tre “isole ecologiche”
Alla fine dello scorso anno si sono conclusi gli iter di approvazione delle delibere comunali, provinciali e regionali hanno avuto termine ed ora il servizio, frutto del primo accordo di programma in questo settore, è operativo. Il risultato è una maggiore facilità di conferimento che ha abbattuto il tasso di dispersione ed abbandono dei rifiuti, l’eliminazione delle vicende burocratiche che sono assunte dal gestore del servizio, l’equità del costo che è concertato fra autorità marittima e fruitori. Peraltro l’accordo sembra inserirsi pienamente nell’ambito delle norme di attuazione della Direttiva Comunitaria 2000/59/CE, che prevede regole per la raccolta dei rifiuti in apposite strutture che dovranno essere presenti in ogni porto al fine di ridurre ogni scarico illecito e che la copertura dei costi sia assicurata da una tariffa a carico delle navi grandi in relazione ai rifiuti conferiti, e da una tariffa fissa per le imbarcazioni più piccole.

 

   
     
   
 

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