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- La "Carta per la sicurezza in mare": identificazione
di una rete di relazione tra gli enti preposti alla sicurezza
in mare in ambito comunitario e nazionale e regolamentazione delle
connesse modalità di organizzazione e funzionamento.
di Giorgio Grasso
Negli ultimi venti anni nelle
acque della Unione europea si sono verificati numerosi incidenti
(da ultimo quello della nave Prestige), con conseguenze a volte
disastrose tanto per l'uomo quanto per l'ambiente marino e costiero
circostante.
Per tali motivi le Nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo,
ma anche i singoli Enti locali preposti, si propongono di svolgere
nell'ambito delle proprie competenze politiche ed istituzionali
un ruolo maggiormente attivo e qualificato nella promozione di
iniziative relative alla sicurezza dei trasporti marittimi e nel
monitoraggio di tali traffici, nonché per l'attuazione
dei provvedimenti previsti dalla legislazione nazionale e comunitaria
in materia.
L'Unione Europea proprio a seguito delle numerose catastrofi verificatesi,
ha dato vita ad una rigorosa azione sul piano comunitario a favore
di un rafforzamento della normativa esistente a livello internazionale
- spesso insufficiente o solo parzialmente applicata - con una
attenzione particolare per il trasporto delle persone e delle
merci pericolose (vedasi le misure discendenti dalle direttive
contenute nei pacchetti Erika I e II).
Per risultare efficaci, però, tali disposizioni devono
essere correttamente ed uniformemente applicate in tutto il territorio
comunitario. Ciò garantirà parità di condizioni,
facendo sì che la concorrenza subisca minori distorsioni
risultanti dall'esistenza di vantaggi economici per le navi non
conformi agli standard, con beneficio dei soggetti marittimi coscienziosi.
Proprio tali esigenze premono per l'adozione di una "Carta
per la sicurezza in mare".
Tali progetti non coinvolgono solo le Nazioni, ma anche gli enti
locali e regionali europei, in quanto più vicini alle esigenze
delle singole comunità. Difatti, al progetto di redazione
di una "Carta per la sicurezza del mare" hanno aderito
tutte le Regioni d'Italia, nonché numerose Province e Comuni;
di qui l'importanza di delineare l'apporto normativo offerto in
materia dagli enti locali.
Del resto, gli Enti Locali e Regionali europei sono soggetti giuridici
direttamente interessati alla limitazione ed alla riparazione
dei disastri ecologici, nonché alle conseguenze socio-economiche
dell'inquinamento marino nel proprio territorio, ed essi, nell'ambito
delle proprie competenze politiche ed istituzionali, hanno la
possibilità concreta di intervenire su tale materia, di
estrema rilevanza e di tragica attualità, per formulare
istanze, confronti e proporre azioni comuni volte a garantire
una maggiore efficienza dell'intero sistema.
Si va quindi rafforzando l'idea di una strategia globale sulla
sicurezza marittima che investa e responsabilizzi tutti i soggetti
potenzialmente interessati.
Quanto alla situazione legislativa italiana, va ricordato che
la legge costituzionale n. 3 del 2001 ha interamente riscritto
il titolo V della Costituzione, relativo agli enti locali e, in
particolare, l'articolo 117, che indica la portata della potestà
legislativa di Stato e Regioni. La nuova formulazione dell'articolo
117 rovesciando la precedente prospettiva, indica espressamente
le materie di competenza statale e quelle di legislazione concorrente
e demandando alle Regioni tutto il resto, lasciando proprio dei
dubbi, in materia di sicurezza della navigazione, sulla corretta
collocazione della potestà legislativa e di quella regolamentare,
dal momento che non vi è alcun riferimento espresso alla
voce "sicurezza della navigazione".
Infine, alla luce di quanto detto in merito al progetto di una
"Carta per la sicurezza in mare", verranno tracciate
le possibili linee evolutive non solo della normativa in materia
di sicurezza marittima, ma anche dello scenario organizzativo
dei vari enti che sovrintendono all'applicazione di tale normativa.
In particolare, si spera che la creazione dell'Agenzia europea
per la sicurezza marittima effettivamente promuova una più
efficace cooperazione fra gli Stati membri (ed anche con gli enti
locali) al fine di sviluppare e diffondere nella Comunità
nuove tecniche e misure di prevenzione, contribuendo in tal modo
a migliorare il sistema generale di sicurezza marittima nella
Comunità e a ridurre il rischio di incidenti marittimi,
di inquinamento marino e, soprattutto, di perdite di vite umane
in mare.
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